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Le #scuolesostenibili in Italia

“L’edilizia scolastica è tra le priorità dell’azione di Governo” dichiarava il Presidente della Repubblica Mattarella il 3 febbraio 2015. Un anno dopo, grazie all’istituzione di una Struttura di missione per il coordinamento e l’impulso dell’attuazione degli interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica, si può dire che la promessa è stata mantenuta. Sul sito web #italiasicura si possono addirittura seguire i progressi di ciascun cantiere, suddivisi per tipologia di lavori.

Per quanto riguarda il progetto #scuolesostenibili, i finanziamenti provengono da più linee. Uno è il Fondo Kyoto, gestito dal Ministero dell’Ambiente, il quale mette a disposizione degli enti locali 350 milioni di euro per l’efficientamento energetico delle scuole. Altri fondi sono il POI (Programma operativo interregionale) che ha finanziato progetti per l’efficienza energetica nelle scuole per quasi 100 milioni. E ancora, i fondi europei a gestione nazionale e regionale (PON e POR), coordinati dal Miur. Grazie a questi finanziamenti, negli ultimi due anni, sono stati aperti solo per la sostenibilità energetica e ambientale 1.639 cantieri, dei quali 1.261 già chiusi.

Vediamo alcuni esempi di strutture scolastiche green in Italia.

Scuola dell’infanzia di Guastalla, Reggio Emilia


A misura di bambino, sostenibile, accogliente e sicura sono le caratteristiche a cui si è ispirato l’architetto Mario Cucinella nel progettare la scuola. La struttura portante è in legno e per gli interni sono stati usati materiali a basso impatto ambientale; inoltre permette il recupero dell’acqua piovana e utilizza energia fotovoltaica.

Scuola dell’infanzia di Terento, frazione di Rio Pusteria, Bolzano


Progettata dallo studio viennese Feld72, la struttura è funzionale e moderna. L’edificio si inserisce nell’ambiente in maniera armonica, fondendosi con lo skyline delle Alpi pusteresi.

Scuola superiore “Hannah Arendt”, Bolzano


È la prima scuola ipogea d’Italia. L’architetto Claudio Lucchin ha progettato l’edificio affinché non ci fosse alcun impatto volumico esterno, con pareti contro terra a vista e al centro una grande corte vetrata attorno alla quale si snodano gli spazi distribuiti su tre livelli fino a 13 metri sotto il piano stradale.

Scuola primaria di Goriano Sicoli, L’Aquila


Edificata in soli quattro mesi, l’edificio progettato dallo studio Picco architetti di Torino è completamente in legno, flessibile e antisismico.

Scuola primaria Margherita Hack di Montelupo Fiorentino, Firenze


Immersa nella natura, la struttura in legno è provvista di pannelli radianti a bassa temperatura, di sistemi di ventilazione meccanica controllata e di un impianto geotermico a bassa entalpia che produce acqua calda ed energia termica.

Istituto comprensivo “Piero Gobetti” di Caltagirone, Catania


È una delle otto scuole italiane alimentate da un impianto geotermico: nella scuola non ci sono più interruttori ma sensori di luminosità. Inoltre è presente un impianto fotovoltaico da 60kw che rende la struttura autosufficiente dal punto di vista energetico.

Complesso scolastico Cernusco sul Naviglio, Milano


Il campus è fase avanzata di realizzazione e comprende una scuola dell’infanzia, una scuola primaria, una palestra e un refettorio, il tutto inserito in un grande spazio aperto verde. L’intero polo sarà dotato di pannelli fotovoltaici e di un sistema di recupero delle acque piovane per l’irrigazione del verde.

L’edilizia sostenibile si sta pian piano facendo strada anche nel nostro paese. Non solo è meno dannosa per l’ambiente ma anche per le tasche dello stato grazie agli impianti energetici verdi. La tua abitazione è abilitata a questo tipo di soluzioni? Che ne dici di iniziare la trasformazione green dai serramenti?

Crisi edilizia. Boeri: la soluzione è Smart

Uno studio di Confartigianato rivela che nel mese di settembre 2015 sono stati riscontrati i primi segnali di ripresa nel settore dell’edilizia. La produzione di costruzioni vede un positivo cambio di tendenza dopo 54 mesi di crisi, ma la strada per il recupero è in salita: i livelli di settembre 2015 sono infatti inferiori del 28,5% rispetto a quelli dello stesso mese del 2011.

Quali sono le cause e quali le vie ottimali per rilanciare il settore?

L’architetto milanese Stefano Boeri, divenuto celebre per aver ideato il “Bosco Verticale”(pluripremiato complesso di due palazzi che presenta più di duemila piante distribuite sulle facciate) rivela in alcune recenti interviste la sua posizione in merito.

Cause e soluzioni


Ci sono oltre quattro milioni di edifici in Italia che dovrebbero essere abbattuti e ricostruiti secondo nuovi criteri di sostenibilità ed estetica, sostiene Boeri. Questi interventi renderebbero più belle le città e risolleverebbero i settori di edilizia, architettura e arredamento. Un altro problema più strutturale del settore è l’elevato numero di architetti rispetto alla domanda: il 10% degli architetti del mondo è italiano e vorrebbe lavorare in patria. Bisogna avere il coraggio di muoversi all’estero, ma è necessario che le istituzioni appoggino l’esportazione di questo importante bene italiano.

Le città del futuro: Smart Cities


L’architetto offre inoltre una previsione su quel che potrà essere il destino dei centri urbani. “Non semplicemente una città dove prolificano le tecnologie, ma una città che consenta alle culture di cui si compone di prendere parte alle scelte relative alla vita della comunità urbana”. Questa è la definizione che Boeri dà alla città del futuro, un luogo “dove i cittadini non hanno il ruolo di semplici elargitori di consenso o di dissenso, ma sono costruttori.” Questa idea che a molti può risultare visionaria, prevede un nuovo concetto di democrazia, definita deliberativa: grazie alla tecnologia sarà possibile unire le intelligenze dei gruppi sociali con quelle a capo delle amministrazioni per far nascere “opere importanti che possono caratterizzare una città ed essere prese ad esempio da altre comunità.”

Un modello da seguire


Un’opera esemplare ed esportabile è il Bosco Verticale, esperimento ambizioso sulla carta, ma che funziona ormai da due anni. Variando le piante in relazione al clima e al territorio specifico, Boeri garantisce che è applicabile in altri contesti. Ma l’architetto rivela anche come l’intero intervento realizzato nella zona di Porta Nuova sia “un importante traguardo nel campo della green economy, dove in un’area abbandonata da più di 50 anni un progetto coraggioso ha costruito una città verticale, attorno ad un sistema di mobilità completamente ripensato”.

Avvincenti rivoluzioni urbanistiche sono in atto. Innescate da audaci precursori come Boeri, sono destinate a trasformare lo skyline delle nostre città. Le Smart Cities non sono più un concetto astratto e possono verosimilmente rappresentare un pilastro per il rilancio del settore edilizio e dell’economia italiana. Un concetto di Smart City è quello del “green”: costruzioni e metodi più efficaci, in armonia con la natura. Il primo passo per un approccio “green” può essere il cambiamento degli infissi.

Detrazioni al 65% anche per tutto il 2015!

È stata finalmente approvata la Legge di Stabilità 2015 e con essa si autorizzano diverse proroghe sulle agevolazioni fiscali per i lavori a casa e il risparmio energetico.

Sarà possibile infatti usufruire fino alla fine del 2015 della detrazione Irpef e Ires del 65% sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. In caso di mancata proroga, le spese sostenute durante l’anno prossimo sarebbero state comunque detraibili, ma soltanto al 50%.

Anche la detrazione del 50% per gli interventi sul recupero del patrimonio edilizio, che riguarda manutenzioni, ristrutturazioni e restauro e risanamento conservativo, è stata prolungata sino alla fine del 2015, invece di essere tagliata al 40%. Tuttavia, dal 2016 si dovrebbe tornare alla precedente percentuale del 36%.

Rimane invariata la detrazione del 65% riguardante la messa in sicurezza antisismica abitazione principale o degli edifici industriali, e cioè le costruzioni situate in zone sismiche ad alta pericolosità, per un massimo di spesa pari a 96.000 euro.

Infine, è stato poi approvato un ordine del giorno che impegna il Governo “a valutare l’opportunità di utilizzare, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica, la misura del credito di imposta del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici anche per gli interventi di bonifica e rimozione di manufatti in amianto nel patrimonio edilizio esistente, permettendone altresì l’accesso anche alle imprese e stabilizzandolo”.

Brescia sfida il consumo del suolo

Nel cuore di Brescia, a pochi passi dal centro storico si erge una caserma risalente ai primi del 900. Abbandonata ormai da tempo, si è deciso di riutilizzare finalmente quei  500 m² di superficie inutilizzata riconvertendo l’edificio in una serie di bilocali residenziali green. Gli edifici, infatti, useranno le energie rinnovabili per quanto riguarda l’elettricità e il riscaldamento mentre per regolare la temperatura interna è previsto che sia sfruttata la ventilazione naturale.

I 9 appartamenti nati dal recupero dell’ex caserma hanno evitato, quindi, il consumo inutile del suolo provocato dall’espansione del cemento. Il recupero di vecchie costruzioni inutilizzate e abbandonate potrebbe risolvere questo problema così diffuso in Italia.

Il complesso a basso impatto ambientale è in grado di regolare la temperatura al suo interno grazie ad una serra solare. Il lato posteriore della casa, lì dove si trovano le scale di accesso agli appartamenti, è completamente vetrata al fine di gestire al meglio i flussi di aria calda che si vengono a creare al suo interno.

In inverno la facciata immagazzina l’energia solare diurna per poi rilasciarla durante la notte, mentre in estate le finestre permettono l’entrata di aria fresca e la fuoriuscita della fredda. In questo modo non è necessario ulteriore isolamento termico.

L’energia, invece, deriva da una centrale termica con pompa di calore geotermica a circuito chiuso, da impianti autonomi di ventilazione meccanica controllata e pannelli termici. Come se non fosse abbastanza convincente, l’edificio mira ad ottenere il livello oro del sistema LEED.

Se non fossero sorti in questo edificio abbandonato avrebbero dovuto nascere in un altro spazio sprecando così ulteriori risorse e del suolo inutilizzato.

Le detrazioni aiutano la crescita dell’edilizia

Gli eco bonus continuano a trainare il settore dell’edilizia, attualmente in crisi, con alcuni dati riguardanti gli ultimi tempi davvero sorprendenti. Nel 2013 le famiglie italiane hanno speso 28 miliardi di euro, di cui 4,8 di IVA finiti nelle casse dello stato. Solo nei primi due mesi del 2014, invece, le spese hanno subito un’impennata del +54% rispetto ai dati dell’anno precedente con 5,7 miliardi al netto di IVA di cui 4,5 solamente a gennaio.

La detrazione IRPEF del 65% per la riqualificazione energetica e per la messa in sicurezza antisismica degli edifici in zone ad alto rischio è valida fino al 31 dicembre 2014. La scadenza, secondo la legge che l’ha istituita, avrebbe dovuto essere l’inizio del 2014, ma con la legge di stabilità si è prorogato il termine di un anno. Nel 2015 il bonus scenderà al 50% e dopo un anno di nuovo al 36%. Per le parti comuni e i condomini le detrazioni fiscali restano al 65% fino al 30 giugno 2015, poi per un anno al 50% e dal 1 luglio 2016 di nuovo al 36%.

Per quanto riguarda il bonus del 50% per le spese di ristrutturazione, sarà possibile usufruirne fino alla fine di quest’anno perché poi scenderanno al 40% con un tetto di spesa fisso a 96 mila euro. Nel 2016 il tetto di spesa scenderà a 48 mila euro, con un aliquota che tornerà al vecchio 36%.

Sono diversi i segnali incoraggianti derivanti dalla corsa agli incentivi. I maxibonus non solo hanno spinto la crescita del settore dell’edilizia, ma hanno dato un contributo anche nel suo ambito occupazionale con 226.000 posti di lavoro diretti nel 2013. Bisogna sottolineare, inoltre, che i dati indicano un aumento dei lavori incentivati corrispondente ad una evidente caduta del numero di quelli non regolari e in nero.

Il bonus del 65% prevede le agevolazioni per diversi interventi di riqualificazione energetica tra cui l’utilizzo di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, infissi, pavimentazioni e coperture nuove, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione, pompe di calore ad alta efficienza e impianti geotermici.

La detrazione del 50% per i lavori di ristrutturazione è estendibile anche all’acquisto di nuovi mobili e elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni) per l’arredamento, a patto che le spese siano documentate come destinate all’immobile che si sta ristrutturando. La spesa massima base per le detrazioni fiscali è di 10.000 euro in aggiunta a quella di 96.000 euro per la ristrutturazione.

Usufruendo di queste detrazioni per ristrutturare casa o scegliere degli interventi per renderla più efficiente sul piano energetico, l’utente è in grado non solo di riavere indietro una buona parte del denaro investito in un lasso di tempo definito, ma anche di guadagnarne altro grazie al notevole risparmio sulle bollette del gas, sicuramente molto meno salate.

Voi ne avete approfittato?

Cos’è successo a Klimahouse 2014?

“Quest’anno su 25000 mq lordi di spazio sono raccolti 465 espositori e previsti oltre 40mila visitatori, numeri davvero elevati per una fiera specializzata di queste dimensioni anche in rapporto a superficie e numero di espositori.” Queste le parole di Reinhold Marsoner, direttore di Fiera Bolzano, pronunciate prima della realizzazione della nona edizione di Klimahouse, tenutasi dal 23 al 26 gennaio, sottolineando la sua perplessità iniziale dovuta alle possibili conseguenze negative derivate dalla crisi.

E si può affermare che non si trattava solo di previsioni, dato l’effettivo successo che questa manifestazione, appena conclusa, ha avuto anche quest’anno, confermandosi come un vero e proprio evento di riferimento in Italia nel settore dell’efficienza energetica e della sostenibilità nell’edilizia.

Non solo per quanto riguarda i partecipanti effettivi all’evento, ma persino in termini di canali social Klimahouse ha avuto grande diffusione e raggranellato più di 11.000 followers per la sua pagina Facebook. Questo prova il fatto che le tematiche trattate stanno avendo sempre più presa anche sui cosiddetti consumatori finali.

La green economy riscuote sempre più successo e cresce anche il desiderio di raccogliere suggerimenti per migliorare la propria abitazione: per questo motivo Klimahouse ha offerto agli interessati la possibilità di una giornata di consulenza gratuita con esperti, riscuotendo grande soddisfazione in coloro i quali hanno approfittato dell’offerta.

Secondo un’indagine condotta da Fiera Bolzano su un campione di 1551 presenti allo scopo di comporre l’identikit del visitatore modello, è emerso che l’84% dei visitatori proveniva da fuori provincia, per la maggior parte dal Veneto (24,2%), Lombardia (17,6%) e Trentino (14,4%). Il sondaggio ha rivelato inoltre che il 98,6% ha valutato positivamente la manifestazione: il 42,5 % l’ha giudicata buona e il 51,9% molto buona.

La presenza di architetti, ingegneri, geometri (34,7%), imprese edili (40,8%) è stata significativa: sono giunti alla manifestazione per acquisire informazioni riguardo offerte all’avanguardia da portare al cliente sempre più esperto e informato. Senza contare i molti privati (un terzo del totale) i quali hanno partecipato allo scopo di avere informazioni direttamente dai produttori perché probabilmente stanno costruendo casa, hanno intenzione di farlo oppure vogliono risanare energeticamente la loro abitazione.

Ma parliamo ora dei premi. Klimahouse Trend 2014 ha premiato Eurotherm, Hörmann Italia, Gruppo Cogefrin nelle rispettive categorie: ristrutturare per abitare meglio (soluzioni specifiche per il riuso), comfort e architettura degli interni (finiture, pavimenti, pitture, porte), tecnologie costruttive (strutture, soluzioni industrializzate, processi costruttivi, materie prime, filiera di settore).

Eurotherm, la società storica specializzata in sistemi radianti per pavimento, parete e soffitto, per riscaldamento e raffrescamento, è stata premiata per il suo Zeromax, il sistema a pavimento radiante a zero spessore. Per quanto riguarda la categoria comfort e architettura degli interni il premio è andato al gruppo Hörmann e alla sua  Thermocarbon, una porta di ingresso di alluminio e carbonio con elevati valori di trasmittanza termica. Il gruppo Cogefrin invece è stato premiato per quanto riguarda le tecnologie costruttive grazie a Easy Building System, sistema costruttivo misto “a secco-prefabbricato” per edifici multipiano.

Sto Italia, Fanzola Serramenti, Clivet rappresentano invece il meglio delle altre rispettive categorie: sistemi per l’architettura (materiali per l’involucro opaco, isolanti), sistemi per la trasparenza e la protezione solare (finestre, involucro, vetri, protezione solare) e integrazione energia-architettura (impianti elettrici, meccanici e speciali).

Sto Italia, azienda specializzata in sistemi per isolamento a cappotto, facciate, interni, ripristino del calcestruzzo e rivestimenti per pavimenti, ha ottenuto il premio di miglior sistema per l’architettura grazie al sistema di facciata ventilata StoVentec R. Il premio dedicato ai sistemi per la trasparenza e la protezione solare è stato dato all’azienda artigiana piemontese Fanzola Serramenti e al suo Special Slide 92, un sistema di infissi scorrevoli a elevata tenuta aria-acqua con sigillo “Finestra di Qualità Casa Clima Gold”. Infine Clivet, specializzata in sistemi di climatizzazione dall’industriale al residenziale, ha ricevuto il premio per la categoria integrazione energia architettura grazie a Gaia Light Hybrid, un’unità di climatizzazione in pompa di calore ad energia combinata.

Classe energetica A+ alla riscossa

In Lombardia oltre la metà degli edifici certificati secondo la loro classe energetica risultano nella fascia G, ovvero la più bassa.

Col diffondersi della pratica della certificazione energetica degli immobili, però, è stato osservato quello che potremmo definire l’inizio di un cambiamento.

Sono stati rilevati in crescita gli edifici certificati come “ad alte prestazioni energetiche”: i dati parlano di 6200 edifici di classe energetica A e più di 44.000 edifici in classe B, solo in Lombardia.

Il peso percentuale degli edifici certificati nelle categorie più performanti resta purtroppo, in quasi tutte le regioni del Nord Italia, molto basso rispetto agli edifici obsoleti. Il patrimonio immobiliare esistente è quello che rappresenta la parte più energivora del paese, facendolo stagnare nell’inefficenza energetica.

Le uniche virtuose risultano essere le nuove costruzioni, edificate secondo le direttive dell’UE in materia di efficienza energetica e riduzione delle emissioni di CO2. Rappresentano una speranza che lentamente ma inesorabilmente va delineando la strada per il nostro futuro eco-sostenibile e compatibile.

In Lombardia difatti il numero di edifici a consumo quasi zero (NZEB), classificazione introdotta dalla Direttiva Europea 2010/31/UE, meglio conosciuti come edifici a classe energetica A+ , aumenta sempre più. Dai 33 di inizio 2011 si è arrivati ai 1006 del 6 aprile 2013 (dati del Catasto Energetico Edifici Regionali).

Il 90% di questi ha destinazione ad uso residenziale, mentre il restante 10% è adibito ad uffici e ad attività commerciali e industriali.

Questa tipologia di edifici ad eccellenti prestazioni energetiche è il futuro dell’edilizia sostenibile ed efficiente, la prerogativa su cui puntare, un requisito essenziale per il futuro dei nostri figli. Come spiega Emilio Bianchi, direttore di Senaf “si rende un doppio intervento: da un lato, servono politiche regionali che promuovano la riqualificazione di edifici ed impianti, sostenendo un comparto in difficoltà; ma dall’altro, è altrettanto fondamentale che la filiera sia formata su ogni aspetto legato ad efficienza ed energie rinnovabili, per diffondere tra la popolazione questi valori”.

Regioni in ritardo sulla legiferazione in materia di energie rinnovabili

Nonostante gli impianti per le rinnovabili siano sufficientemente diffusi sul territorio italiano e garantiscano oltre il 22% dei consumi elettrici complessivi, a tutt’oggi il recepimento delle linee guida nazionali per la loro realizzazione è parecchio in ritardo.

Sono soltanto 15 le Regioni ad essere intervenute per declinare le indicazioni nazionali rispetto ai territori.
Le più virtuose? Puglia e Provincia di Bolzano, che hanno definito un quadro completo di indicazioni per ogni tipo di impianto. Le più negligenti? Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Sicilia dove non è stato fatto ancora nulla. Marche, Molise e Valle D’Aosta hanno introdotto indicazioni per eolico e fotovoltaico, mentre Emilia Romagna, Piemonte e Toscana si sono occupate solo di fotovoltaico.

Nella maggior parte dei casi ci si è però limitati a definire esclusivamente i vincoli, ma non a delineare progetti che accompagnino lo sviluppo nei territori, gestiscano i processi di confronto con imprese e Enti Locali sulle proposte e diano certezze a cittadini e imprenditori, tenendo assieme le ragioni dello sviluppo con quelle della tutela.

E’ quanto emerso da un convegno tenutosi il 15 giugno a Roma a cura di Anev e Legambiente nell’ambito delle iniziative del Wind Day, la giornata mondiale dedicata all’energia eolica, promossa dall’Ewea, l’associazione europea dell’energia eolica e dal Gwec e il Global Wind Energy Council.

“Le prospettive sono rosee – ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente – ma per ottenere risultati vantaggiosi è necessario dare risposta ad alcune questioni fondamentali. Gli obiettivi europei al 2020 devono essere perseguiti con concretezza, coinvolgendo nella sfida anche il settore dell’edilizia e della piccola e media impresa. Bisogna poi dare certezza agli incentivi e definire regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili, risolvendo così l’annoso problema della complessità dell’iter per la realizzazione degli impianti”.

Per Legambiente, è necessario porsi almeno tre obiettivi concreti che possano promuovere la crescita e lo sviluppo corretto di tutto il settore, a partire dal raggiungimento degli obiettivi europei al 2020 per l’energia e il clima, per i quali bisogna innescare politiche di spinta alle rinnovabili e soprattutto di efficienza energetica trasversali all’edilizia, alle piccole e medie imprese, ai trasporti.

Il primo è un patto tra Governo e Regioni per approvare un sistema di burden sharing (previsto dalla Legge 13/2009): un piano per dividere e condividere impegni e responsabilità tra le diverse regioni sulla base delle risorse e delle condizioni dei territori.

Il secondo riguarda la prospettiva di certezze per gli incentivi alle fonti rinnovabili di progressiva riduzione verso la grid parity (ovvero la situazione per cui il costo di produzione dell’energia da fonti rinnovabili pareggia il costo d’acquisto dell’energia dalla rete).

Infine, il terzo obiettivo riguarda le regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili.

Questo lo stato delle cose in un momento in cui le fonti rinnovabili di energia significano migliaia di imprese e 100 mila occupati tra diretti e indotto, con fonti pulite installate nel 94% dei Comuni italiani.

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