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Fuori dalla crisi col Green?

Secondo l’indagine “Ambiente Italia 2014”, redatta da Legambiente in collaborazione con l’Istituto ambiente Italia, quest’anno siamo stati il paese più “green” d’Europa. Siamo stati capaci di posizionarci all’ultimo posto tra i produttori di emissioni inquinanti e il consumo di energia e risorse. In cosa siamo sempre un po’ mancanti e dobbiamo migliorare? Sulla predilezione per le discariche per lo smaltimento dei rifiuti urbani, abusivismo edilizio e la mobilità privata a scapito di quella pubblica.

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, ha dichiarato che per l’Italia puntare sulla green economy potrebbe essere una scelta vincente per poter rilanciare la nostra economia nazionale. Attualmente nel settore imprenditoriale e dell’economia troviamo un 22% di aziende e imprese “green”… e non perché al verde! Al contrario sembra proprio sia il settore che ha potuto permettersi maggiormente anche un aumento delle assunzioni. Nel 2013, infatti, addirittura il 38% delle assunzioni programmate è riconducibile alla green economy.

Combattere la crisi aiutando l’ambiente sembra la chiave per il successo. E non bisogna dimenticare l’obbligo di riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 imposto dall’Ue. È evidente che l’Italia deve proseguire su questa strada. Le nostre pagelle non sono male: le emissioni di CO2 sono inferiori a quelle tedesche del 23% e addirittura al di sotto della media europea del 15%; e anche per quanto riguarda i consumi di energia siamo più bravi della Germania, con una percentuale del 32% inferiore restando sotto la media europea del 19%.

Possiamo vantare, inoltre,  il fatto di essere il terzo produttore di energia rinnovabile in Europa e di aver diminuito del 15% le emissioni di anidride carbonica rispetto al 2012, il tutto in modo quasi inconsapevole.  A cosa è riconducibile un miglioramento così repentino? Sicuramente alle norme e agevolazioni per l’efficientamento energetico e la continua crescita del riciclo, che può ridurre in modo vantaggioso l’estrazione di materie prime.

Habitami: Milano si tinge di verde

Legambiente, in collaborazione con il Comune di Milano, ha presentato il 19 marzo a Palazzo Marino “Habitami”, la campagna di riqualificazione energetica dei condomini del capoluogo lombardo.

La campagna prevede un tour in tutte le nove zone della città che inizierà ad aprile e terminerà a marzo 2015 e avrà come obiettivo il monitoraggio di oltre 5.000 condomini e la realizzazione di oltre 1.000 audit energetici sugli stabili.

In calendario si contano 20 incontri pubblici in ogni zona di Milano e, con il format info-spettacolo Homo Condòmini, i cittadini verranno aggiornati sulla Riforma del Condominio e sensibilizzati sulle possibilità di risparmio energetico.

“Nell’arco dei prossimi trent’anni – dice la direttrice Legambiente Lombardia Barbara Meggetto– sarà obbligatorio metter mano a circa 40 mila condomini di Milano: quasi 1300 edifici all’anno. Si apriranno quindi cantieri da centinaia di migliaia di euro, dei veri e propri ‘cantieri verdi’ per risparmiare sull’energia, diminuire l’inquinamento e vivere meglio. Tutti cantieri in regola, con fattura detraibile: questa è vera green economy”.

Chiunque decidesse di riqualificare la propria casa sarà aiutato nella scelta di preventivi vantaggiosi e trasparenti garantiti da aziende e professionisti che hanno accettato di lavorare in base alle nuove norme e all’accordo “Patti chiari per l’efficienza energetica”, promosso dal Comune di Milano e sottoscritto da tutte le parti sociali e dall’associazione ambientalista Legambiente.

“Quando abbiamo attivato a ottobre il protocollo Patti Chiari e avviato i nove Sportelli energia nei Consigli di zona – racconta Pierfrancesco Maran, l’assessore all’Ambiente del comune di Milano – l’obiettivo era proprio quello di favorire un mercato dell’efficienza energetica trasparente e accessibile. Abbiamo messo insieme questa filiera di operatori perché lo sviluppo economico della città deve andare di pari passo a quello ambientale».

Insomma sembra che si tratti di una vera e propria svolta che vede una forte collaborazione tra professionisti e imprese alla volta di un futuro che si spera essere sempre più green.

Riqualificare per ripartire

“Aprire subito i cantieri della riqualificazione energetica e antisismica”: è questa la richiesta che l’Associazione dei costruttori edili (Ance), il Consiglio Nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) e Legambiente hanno rivolto al Governo e al Parlamento attraverso un documento congiunto riguardante la Rigenerazione delle città ed il mercato dell’edilizia.

Ecco alcune proposte presentate:

  • Estromettere dal Patto di Stabilità gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica rivolti al patrimonio edilizio pubblico e finanziati da Regioni ed enti locali;
  • Istituire un fondo nazionale di garanzia presso la Cassa depositi e prestiti per favorire l’accesso al credito da parte degli Enti Locali, dei proprietari di abitazioni, dei condomini e locali ad uso commerciale i quali siano interessati ad investire nella riqualificazione energetica e antisismica;
  • Semplificare le procedure e introdurre incentivi per permettere la realizzazione di questi interventi sui condomini, residenze abitative di oltre 20 milioni di italiani.

Queste proposte promuovono l’innovazione e la qualità degli interventi connessi a obiettivi energetici precisi da raggiungere (riduzione di almeno il 50% dei consumi per il riscaldamento delle famiglie, miglioramento antisismico degli edifici).

“Al nuovo Governo chiediamo impegni seri e responsabilità precise – spiegano costruttori, architetti e ambientalisti – a riguardo delle politiche urbane che, da oltre 20 anni, sono state escluse da qualsiasi investimento e intervento. Dal Governo Renzi ci aspettiamo una particolare attenzione a come attrarre le risorse previste dalla programmazione europea 2014-2020 proprio per l’efficienza energetica e le aree urbane”.

“Non c’è crescita senza lo sviluppo e l’ammodernamento delle città e tornare ad investire nelle politiche urbane rappresenta una scelta coerente con l’obiettivo di guardare al futuro e di portare il Paese fuori dalla crisi”.

Quindi gli investimenti sulla riqualificazione del mercato edilizio sembrano essere la strada migliore da seguire per permettere al Paese di uscire dalla crisi attraverso l’innovazione. Voi cosa ne pensate?

Le ESCO per un’efficienza energetica anticrisi

Legambiente ritorna con una proposta, stavolta insieme a AzzeroCo2, società di consulenza ambientale.

La proposta cerca di fare il punto sulle direttive in materia di efficienza, analizzando le prospettive e i limiti degli strumenti vigenti e cercando soluzioni per una riqualificazione del patrimonio edilizio italiano.

Sappiamo infatti quanto nuove politiche di riqualificazione energetica in ambito edilizio siano necessarie nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda gli edifici condominiali, che spesso si attestano al di sopra della media nazionale per consumi energetici.

A partire dal 1998 sono state introdotte detrazioni fiscali del 36-41% sugli interventi di ristrutturazione edilizia con i quali sono stati effettuati interventi su oltre 5,5 milioni di abitazioni, senza però alcun vincolo di tipo energetico.

Successivamente si è fatto qualcosa per incentivare gli interventi di efficienza energetica con le detrazioni al 55% per le ristrutturazioni energetiche in edilizia. Questi si sono tradotti in 1,6 milioni di interventi tra sostituzione di infissi, caldaie, pannelli solari termici, pompe di calore.

Ora, però, questi incentivi scadono a giugno 2013, non sono legati a risparmi reali, presuppongono redditi da detrarre. Quindi comportano difficoltà economiche per molte famiglie, specialmente in periodo di recessione. Hanno riscosso grande successo, ma non hanno risolto il problema a causa dei loro limiti.

L’ultimo espediente introdotto, il conto energia termico, prevede incentivi per gli interventi di efficienza energetica dell’involucro per i soli edifici pubblici, presentando però dei limiti di attuazione legati al patto di stabilità e alle difficoltà degli enti locali di trovare risorse.

Non una bella situazione quindi. Ma una soluzione potrebbe arrivare dalla proposta di Legambiente e AzzeroCo2: “Gli ostacoli economici delle famiglie – spiega Beppe Gamba, presidente di AzzeroCO2 – possono essere superati (creando anche occupazione) con l’intervento diffuso delle Energy Service Company (ESCo), che investono in proprio e recuperano l’investimento con il risparmio realizzato in bolletta. Ma perché questo meccanismo virtuoso possa diffondersi occorrono nuovi strumenti e un fondo di garanzia per il credito alle imprese”.

Il modello da seguire qui è quello introdotto nel Regno Unito, il cosiddetto Green Deal, che permette di realizzare gli interventi senza alcuna spesa per le famiglie, dato che i costi saranno interamente coperti dal risparmio ottenuto in bolletta.

Secondo i calcoli, per le famiglie che abitano in condominio, la riduzione delle bollette del riscaldamento sarebbe circa del 50%, entro un massimo di 11 anni, pari ad una cifra di 800/1300€ l’anno. Senza dimenticarci che l’intervento, calcolato su 200mila alloggi all’anno (14mila condomini circa), metterebbe in moto investimenti per 3 miliardi di euro, creando almeno 120 mila nuovi posti di lavoro per tutto il periodo 2014-2020.

“Confidiamo – conclude Gamba – che nel nuovo Parlamento si possano affrontare in modo costruttivo questi temi”.

Comuni autonomi? Sì, grazie alle fonti rinnovabili

Comuni Rinnovabili 2012” è il rapporto di Legambiente, stilato in collaborazione con Sorgenia e col Gestore Servizi Energetici, che fotografa una piccola ma grande rivoluzione che sta avvenendo qui in Italia.

L’utopia della rivoluzione energetica potrebbe non essere più tale secondo Legambiente e secondo i dati che porta nel suo rapporto. Le energie rinnovabili e pulite hanno prodotto energia tale da soddisfare il 28,2% del fabbisogno di energia elettrica del paese, e il 13% dei consumi complessivi.

I singoli centri urbani che sovraproducono energia tramite fonti rinnovabili e che quindi consumano meno di quello che producono, sono 2400. Ventisette sono invece i comuni che risultano 100% rinnovabili, ricorrendo ad impianti come solare fotovoltaico o termico, impianti idroelettrici, eolici,  geotermia ad alta e bassa entalpia, impianti a biomasse e gas naturale. Il numero degli impianti nel nostro paese arriverebbe a 600 mila, con una distribuzione sul 98% dei comuni.

Ma quali sono i comuni più rivoluzionari?

Al primo posto c’è Prato allo Stelvio. Piccolo comune alto atesino in provincia di Bolzano, di poco più di tremila abitanti, si presta bene alle sperimentazioni energetiche come tutti i piccoli centri che  possono soddisfare il loro fabbisogno energetico anche solo  grazie ad impianti idroelettrici ed eolici.

Questo non toglie però che altri centri urbani più sviluppati non possano seguire lo stesso esempio: citiamo infatti città come Foggia, Ravenna, Terni, Cuneo che soddisfano il fabbisogno energetico dei propri residenti totalmente attraverso fonti rinnovabili ed ecocompatibili.

Citiamo anche comuni come quello di Torino o quello di Calcinato in provincia di Brescia, che stanno sperimentando tecnologie rinnovabili come il biogas a cogenerazione, che sfrutta i rifiuti e gli scarti presenti in discarica per produrre energia.

Come spiega il vicepresidente di Legambiente e curatore del rapporto Edoardo Zanchini, i numeri presenti nel rapporto “ribaltano completamente il modello energetico costruito negli ultimi secoli intorno alle fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli”.

Che sia davvero la genesi di un cambio epocale? Speriamo di sì.

Regioni in ritardo sulla legiferazione in materia di energie rinnovabili

Nonostante gli impianti per le rinnovabili siano sufficientemente diffusi sul territorio italiano e garantiscano oltre il 22% dei consumi elettrici complessivi, a tutt’oggi il recepimento delle linee guida nazionali per la loro realizzazione è parecchio in ritardo.

Sono soltanto 15 le Regioni ad essere intervenute per declinare le indicazioni nazionali rispetto ai territori.
Le più virtuose? Puglia e Provincia di Bolzano, che hanno definito un quadro completo di indicazioni per ogni tipo di impianto. Le più negligenti? Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Sicilia dove non è stato fatto ancora nulla. Marche, Molise e Valle D’Aosta hanno introdotto indicazioni per eolico e fotovoltaico, mentre Emilia Romagna, Piemonte e Toscana si sono occupate solo di fotovoltaico.

Nella maggior parte dei casi ci si è però limitati a definire esclusivamente i vincoli, ma non a delineare progetti che accompagnino lo sviluppo nei territori, gestiscano i processi di confronto con imprese e Enti Locali sulle proposte e diano certezze a cittadini e imprenditori, tenendo assieme le ragioni dello sviluppo con quelle della tutela.

E’ quanto emerso da un convegno tenutosi il 15 giugno a Roma a cura di Anev e Legambiente nell’ambito delle iniziative del Wind Day, la giornata mondiale dedicata all’energia eolica, promossa dall’Ewea, l’associazione europea dell’energia eolica e dal Gwec e il Global Wind Energy Council.

“Le prospettive sono rosee – ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente – ma per ottenere risultati vantaggiosi è necessario dare risposta ad alcune questioni fondamentali. Gli obiettivi europei al 2020 devono essere perseguiti con concretezza, coinvolgendo nella sfida anche il settore dell’edilizia e della piccola e media impresa. Bisogna poi dare certezza agli incentivi e definire regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili, risolvendo così l’annoso problema della complessità dell’iter per la realizzazione degli impianti”.

Per Legambiente, è necessario porsi almeno tre obiettivi concreti che possano promuovere la crescita e lo sviluppo corretto di tutto il settore, a partire dal raggiungimento degli obiettivi europei al 2020 per l’energia e il clima, per i quali bisogna innescare politiche di spinta alle rinnovabili e soprattutto di efficienza energetica trasversali all’edilizia, alle piccole e medie imprese, ai trasporti.

Il primo è un patto tra Governo e Regioni per approvare un sistema di burden sharing (previsto dalla Legge 13/2009): un piano per dividere e condividere impegni e responsabilità tra le diverse regioni sulla base delle risorse e delle condizioni dei territori.

Il secondo riguarda la prospettiva di certezze per gli incentivi alle fonti rinnovabili di progressiva riduzione verso la grid parity (ovvero la situazione per cui il costo di produzione dell’energia da fonti rinnovabili pareggia il costo d’acquisto dell’energia dalla rete).

Infine, il terzo obiettivo riguarda le regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili.

Questo lo stato delle cose in un momento in cui le fonti rinnovabili di energia significano migliaia di imprese e 100 mila occupati tra diretti e indotto, con fonti pulite installate nel 94% dei Comuni italiani.

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