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Edilizia popolare ecosostenibile

Un passo importante è stato compiuto in sede di Parlamento europeo, in particolare dalla commissione per l’occupazione e gli affari sociali, dove è stata approvata una relazione sull’edilizia popolare nel territorio UE.

La relazione, presentata dall’eurodeputata francese Karima Delli già vice presidente Urban-Logement e attivista del collettivo francese Jeudi Noir, che da tempo si batte per la causa, espone la situazione abitativa di 25 milioni di cittadini europei come un vero e proprio stato di emergenza. Queste persone necessitano di essere tutelate con “l’accesso ad un alloggio dignitoso e ad un prezzo accessibile”, mutui, nuove infrastrutture.

Il punto nevralgico della relazione è la qualità energetica delle nuove costruzioni (e di quelle da risrutturare) da adibire ad alloggi popolari. Gli obiettivi elencati nel documento vanno dalla riduzione delle spese energetiche, sia per quanto riguarda l’energia elettrica sia per il gas naturale, al rifacimento degli impianti termici degli edifici da ristrutturare. Ma soprattutto si sente la necessità di politiche di investimento ufficiali dettate dall’Unione incentivanti all’utilizzo su larga scala di fonti energetiche rinnovabili.

L’efficienza energetica dei nuovi e rinnovati edifici porterà vantaggi a tutte le parti prese in causa. Gli inquilini otterranno un forte risparmio sulle bollette; tutte le iniziative proposte dal documento produrrebbero occupazione, di cui certo l’Europa ha bisogno, oltre al ridotto impatto ambientale e alla destinazione sociale delle costruzioni.

Una vera e forte proposta ecosostenibile e socialmente rilevante, per la quale il prossimo step burocratico sarà la Plenaria di Strasburgo a giugno.

Otto Comuni per il Festival Green Economy di Distretto

Si snoderà attraverso gli 8 comuni del Distretto dell’Industria Ceramica, tra la provincia di Modena e Reggio Emilia, la seconda edizione del Festival Green Economy di Distretto, l’originale iniziativa che promuove l’economia verde attraverso un focus sui distretti industriali.

Promosso dalle 8 amministrazioni e dalle principali Associazioni di categoria, sotto il patrocinio dell’Unione Europea e del Ministero dell’Ambiente, il Festival intende favorire il possibile rilancio dei territori locali all’interno dell’odierno contesto di crisi socio-economica, avendo come principali obiettivi la diffusione di pratiche di Green Economy e il confronto di esperienze e modalità d’innovazione.

I temi affrontati durante i cinque giorni dell’evento?

•    Architettura sostenibile e nuova edilizia
•    Green Economy e Smart City
•    Qualità ambientale dei vari prodotti
•    Tecnologie Green

Temi che verranno affrontati attraverso una cinquantina tra convegni, seminari e visite tematiche sul territorio, che prevedranno la presenza di un centinaio di relatori di fama nazionale e internazionale. A corredo del festival anche una decina di mostre-esposizioni su temi diversi e tre corsi tecnici di formazione.

Il festival si svolgerà nelle giornate che vanno dal 24 al 28 ottobre. Ulteriori informazioni al sito www.festivalgreeneconomydistretto.it.

Ci sarete?

Creare 500.000 posti di lavoro con l’efficienza energetica

Pare che la green economy possa offrire uno sbocco occupazionale ad un Europa stremata dalla crisi economica. E’ la convinzione del Commissario UE per il clima Connie Hedegaard, che al World Economic Forum di Davos ha indicato una possibile soluzione al problema della disoccupazione, ormai al 9,8% in tutta l’area euro.

Secondo la Hedegaard, infatti, basterebbe puntare sul miglioramento dell’isolamento termico degli edifici di tutt’Europa per poter rimettere in moto il comparto edile. “Puntare sul settore dell’efficienza energetica – ha spiegato il Commissario – potrebbe generare 500.000 posti di lavoro da qui al 2020. Posti che sfiorerebbero i due milioni se si considerasse l’intero comparto riguardante il clima”.

Quella del Commissario si delinea come una decisa presa di posizione a favore dello sviluppo sostenibile, che potrebbe portare entro breve tempo ad un rilancio complessivo dell’economia. Per questo motivo si dovrebbe partire proprio da interventi quali certificazione energetica degli edifici e retrofitting di tubature e sistemi energetici.

Nel frattempo anche a Bruxelles si discute di efficienza energetica, apprestandosi a varare una nuova direttiva contenente misure apposite per contenere i costi delle bollette energetiche e diminuire l’importazione di combustibili fossili. Ma anche misure di stimolo per una rapida crescita dell’occupazione, quali l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di riqualificare energeticamente ogni anno il 3% del totale degli edifici pubblici con interventi mirati a ridurre in maniera significativa gli sprechi d’energia.

Sembra proprio che l’enorme potenziale in termini di sviluppo economico offerto dalla green economy cominci a destare seriamente l’attenzione della politica.

Voi che ne pensate?

Verso una classificazione energetica delle finestre

L’attuale Direttiva sull’Etichettatura Energetica dell’Unione Europea, che rientra all’interno del più ampio disegno di aumento dell’efficienza energetica in edilizia, prevede l’introduzione di uno schema di etichettatura energetica delle finestre.

La Direttiva 92/75/CEE infatti non evidenzia soltanto la necessità stringente di sviluppare schemi di classificazione energetica per prodotti che consumano energia, ma concentra l’attenzione anche su quelli in grado di produrre un impatto significativo sulle prestazioni energetiche.

A questo proposito alcune associazioni europee hanno stilato congiuntamente un documento da sottoporre alla Commissione Europea allo scopo di creare una soluzione pratica che permetta di concordare in tempi rapidi uno schema di classificazione energetica condivisa.

Ma a quale scopo si promuove questa classificazione? Gli intenti principali sono quelli di favorire una più capillare diffusione delle soluzioni tecnologiche ad alte prestazioni e sviluppare le potenzialità di risparmio energetico offerte dai serramenti.

Tra i parametri scelti per questo nuovo sistema di classificazione vi sono:

–    un bilancio dei livelli di riscaldamento e raffreddamento
–    un numero limitato di condizioni climatiche standard
–    l’individuazione di edifici tipici di condizioni climatiche standard all’interno dei quali devono essere specificati area, inclinazione verticale e orientamento della finestra
–    efficienza energetica stabilità in conformità con gli standard europei
–    schema WER percepito come estensione dell’etichettatura

Non si è però ancora trovato un accordo sull’introduzione di altri parametri che potrebbero influenzare le prestazioni energetiche quali la trasmittanza luminosa e la protezione solare contro il surriscaldamento.

Inoltre, uno dei problemi posti dal documento riguarda la possibilità di comunicare in maniera chiara e comprensibile la classificazione. Dar luogo ad un sistema di classificazione semplificato ma credibile che possa essere facilmente riconoscibile dai consumatori.

Ora non ci resta che attendere gli sviluppi di questa proposta. Voi che ne pensate?

Efficienza energetica? Chiedetelo alla Commissione Europea

Gli obiettivi della politica energetica dell’Unione Europea per il 2020 sono costituiti da interventi in tre settori: riduzione delle emissioni, utilizzo delle energie rinnovabili ed efficienza energetica.

Mentre sui primi due sono stati raggiunti risultati positivi, il punto debole è rappresentato dal terzo, che potrebbe compromettere l’intero programma. L’Europa Infatti dovrebbe arrivare al 2020 con una riduzione del 20% dei consumi di energia primaria rispetto al 1990. Ciò significherebbe 368 milioni di tonnellate di petrolio in meno.

Ma l’inversione di tendenza si fa attendere e a tutt’oggi soltanto la metà di questa riduzione è stata raggiunta. Ecco quindi che arriva la proposta di una nuova direttiva sull’efficienza della Commissione Europea.

Cosa conterrà la nuova direttiva?
Per ora solamente una serie di iniziative da perseguire nei settori della pubblica amministrazione, servizi, produzione di energia, famiglie e industrie. I singoli stati definiranno dei programmi nazionali sull’efficienza energetica con misure vincolanti. Poi, nel 2014, la Commissione valuterà i risultati e deciderà se fissare obiettivi obbligatori per ogni paese.

Quali saranno le misure da adottare nei singoli stati?
Innanzitutto il settore pubblico, i cui edifici costituiscono il 12% del parco edilizio d’Europa: i loro altissimi consumi energetici saranno ridotti imponendo ogni anno un rinnovo di almeno il 3% della superficie totale dei loro uffici, con il rispetto degli standard minimi di efficienza energetica.

Poi i distributori di energia e gas, che ogni anno saranno obbligati a risparmiare l’1,5% sulle vendite dell’anno precedente, promuovendo interventi per migliorare l’efficienza come l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti.

Anche per le famiglie sono previsti benefici: una fatturazione più frequente e calcolata solo su consumi reali e l’installazione di contatori elettronici individuali.

Infine le aziende: audit energetici obbligatori per le aziende di maggiori dimensioni allo scopo di individuare gli sprechi di energia e ridurre di conseguenza i consumi.

Riusciremo a conseguire i risultati richiesti per il 2014?

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